Asset Lab – Reggio Emilia: la rivoluzione psichiatrica nata prima della Legge Basaglia


Reggio Emilia: la rivoluzione psichiatrica nata prima della Legge Basaglia

 

La chiusura dei manicomi non è stata un fulmine a ciel sereno. Rintracciare le radici di quella stagione serve a costruire nuove visioni per la salute mentale contemporanea.

Narro il pezzo di quel passato che conosco meglio.

Era una giornata piena di sole della fine settembre del 1976. La cornice del palazzo comunale di Cortona ospitava la prima uscita del nucleo di opere che diede vita al Museo di Storia della Psichiatria. Tra i numerosi presenti c’era una folta delegazione reggiana: eravamo orgogliosi di presentare i manufatti dei pazienti del San Lazzaro e gli strumenti utilizzati per le loro cure. Fu in quel momento che, pieno di emozione, presentai il progetto del museo assieme a Franco Basaglia.

La memoria non deve cedere alla nostalgia, ma servire a rintracciare gli elementi che contraddistinguono l’identità di un territorio per formare

idee di futuro. Reggio Emilia non ha assistito alla nascita della Legge 180 (la Legge Basaglia) del 13 maggio 1978 come semplice spettatrice: ne ha anticipato le motivazioni e i contenuti.

Sommario

  1. Il San Lazzaro e l’antagonismo popolare
  2. I giganti della “riforma”: Velia Vallini e Livio Montanari
  3. L’integrazione scolastica: una battaglia pionieristica
  4. Oltre il manicomio: la nascita della complessità clinica
  5. Conclusioni: la leadership che trasforma la scienza in progetto sociale

1. Il San Lazzaro e l’antagonismo popolare

A determinare il contributo unico di Reggio Emilia non fu soltanto la presenza maestosa, nel suo ventre urbano, dell’istituzione psichiatrica del San Lazzaro. Fu decisivo il confronto e lo scontro con il potere del manicomio da parte di un forte movimento antagonista a base popolare, capace di esprimere dirigenti lungimiranti.

Quella mobilitazione seppe dare vita a una inarrestabile presenza dei cittadini nella storia dei servizi e delle cure, un’energia che nel tempo è evoluta nelle ramificazioni del volontariato e nella compartecipazione attiva dei familiari alle reti sociali di assistenza. Tutto questo, nel reggiano, accadeva ben prima del 1978.

2. I giganti della “riforma” locale: Livio Montanari e Velia Vallini

Tra i tanti protagonisti di quella stagione, due figure meritano di essere ricordate per il loro impatto strutturale:

  • Velia Vallini: Con determinazione favorì la prima, reale diffusione della psichiatria e della cura nei territori della provincia.
  • Livio Montanari: Un gigante della cultura popolare che costruì i servizi socio-sanitari della città, accompagnò la nascita dei quartieri e guidò la rivolta della gente comune contro il potere medico che produceva discriminazione.

L’idea di realizzare il Museo di Storia della Psichiatria mi nacque dalle parole di una serie di amici e professionisti , ricordo Rita Zamboni, Maria Grazia Pini, Vittorio Forino, Sergio Vecchia, che mi parlarono della massa di materiali sepolti negli scantinati del manicomio; facciamo un museo, facciamo un museo, mi dicevano. Quando ne parlai a Livio Montanari, abbracciò subito il progetto. Colse un punto politico fondamentale: mostrare gli strumenti di contenzione e la segregazione asilare sarebbe diventato il più potente antidoto contro le discriminazioni sociali. Senza la sua forza propulsiva, quella presentazione con Basaglia non sarebbe mai avvenuta.

3. L’integrazione scolastica: una battaglia pionieristica

Il carisma di Livio Montanari spinse il territorio a compiere atti rivoluzionari anche sul piano educativo e riabilitativo. Molti anni prima della riforma, andò personalmente al Ministero della Pubblica Istruzione per chiedere un cambio di paradigma radicale: dirottare i finanziamenti – sino ad allora erogati in base al numero di bambini diagnosticati con deficit neuropsichico e indirizzati verso le classi speciali , le scuole differenziali, gli istituti per disabili o allontanati dalle famiglie per essere ricoverati in manicomio – per sostenere l’inserimento dei bambini disabili nelle scuole comuni.

Già da due anni il Comune di Reggio Emilia, sindaco Renzo Bonazzi e assessore ai servizi educativi Loretta Giaroni, aveva chiuso il centro medico psico-pedagogico che produceva le valutazioni diagnostiche precedenti l’invio dei bambini ai percorsi differenziati che scrivo più sopra, basta coi test che servono per la discriminazione, e iniziato l’inserimento di un primo nucleo di bambini con grave disabilità presso le scuole di Coviolo. Assieme a me per quella prima rivoluzione c’erano Giuseppe Azzali e Edda Poluzzi.

Oggi questo risultato appare ovvio ed è la norma ovunque, ma allora la società non era preparata. Inserire bambini disabili nelle classi comuni sembrava voler distruggere la scuola. In qualità di allora coordinatore del neonato Servizio Maternità-Infanzia-Età Evolutiva, mi scontrai con una petizione contraria sottoscritta da centinaia di insegnanti che temevano che l’inserimento dei disabili avrebbe comportato un grave danno didattico. Se la prendevano con me come se volessi distruggere la scuola e gli istituti manicomiali per i bambini. Io però so bene che senza la guida di Livio Montanari non ce l’avrei fatta.

🔗 Il legame evolutivo: Quella battaglia dimostrò che lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei minori dipende in buona parte dalla qualità dell’ambiente e dei legami protettivi. Negli anni ho affrontato la psicobiologia di questi processi e l’impatto dei contesti nella formazione dello stato di salute mentale; che è una costruzione sociale. Ne ho scritto saggi; ad esempio in Nuove sfide della genitorialità e traumi infantili. Abuso Violenza In Famiglia Dove Ci Sono Genitori Alcolisti O Tossicodipendenti

4. Oltre il manicomio: la nascita della complessità clinica

In quegli anni di fervore intendevamo che le espressioni della malattia mentale e relazionale fossero il frutto di una dinamica complessa tra fattori biologici, familiari e sociali. La fine della semplificazione asilare, che illudeva di poter dividere nettamente i “sani” dai “malati” dentro le mura del manicomio, ha aperto definitivamente gli orizzonti della complessità.

La Legge Basaglia non è stata un punto di arrivo, ma un gradino di una storia che continua ancora. Il senso della ricerca attuale risiede proprio nel comprendere le soluzioni, a volte misteriose, che gli individui trovano per soddisfare le spinte che ricevono da una pluralità di ambienti e stimoli caotici nella contemporaneità.

5. Conclusioni: la leadership che trasforma la scienza in progetto sociale

Ciò che accadde a Reggio Emilia dimostra una verità che considero tuttora valida: la riflessione e la ricerca scientifica diventano progetto sociale concreto solo se sostenute da forti leadership capaci di grandi visioni.

Oggi, commemorare lo spirito della riforma significa non rassegnarsi alla frammentazione dei servizi, ma immergersi nello studio di come si formano le patologie e, di converso, la capacità delle persone di resistere ad esse. La gestione della complessità moderna richiede di rinnovare quella storica sinergia tra biologia e alleanza sociale.

🔗 L’eredità oggi: Quello storico connubio tra clinica e territorio è il nucleo di ciò che oggi definiamo benessere comunitario. Per comprendere come questa eredità possa tradursi in modelli operativi attuali, leggi il mio approfondimento sulla Salute Sociale e l’integrazione dei servizi territorialiOltre la mente e il corpo: perché dobbiamo introdurre la “Salute Sociale” nei servizi di cura

Qual è la tua opinione sull’eredità della Legge Basaglia e sulle sfide attuali della psichiatria territoriale? Se ti va di condividere il tuo pensiero, scrivimi.

(Citazioni: www.umbertonizzoli.it)

Umberto Nizzoli è Psicologo clinico e specialista in Psicoterapia. Già direttore Dipartimento aziendale salute mentale e dipendenze patologiche, Azienda Sanitaria di Reggio Emilia. Ha insegnato nelle università di Modena (Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile), Padova (Psicologia), Bologna, (Scienze dell’Educazione). Ha diretto i Master sui Dca Regione Emilia-Romagna e Unitelma Sapienza. E’ stato presidente europeo di
ERIT, Federazione europea operatori tossicodipendenze, e di AED, Academy for Eating Disorders, e presidente Sisdca, società italiana per lo studio dei Dca. Attualmente insegna Psicobiologia del comportamento umano alla Università Salesiana-IPU. E’ presidente Aepea-sezione Italia (società di Psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza). E’ iscritto all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, N. 0560.

Vuoi visualizzare altri contenuti? Clicca qui per accedere all’archivio di Asset Lab!

Asset Lab – Reggio Emilia: la rivoluzione psichiatrica nata prima della Legge Basaglia ultima modifica: 2026-09-15T12:50:44+00:00 da Segreteria Ipu