Il saluto dell’Istituto al Prof. Giorgio Maria Bressa


Ci sono momenti in cui penso di vivere in quella situazione che Joseph Conrad
definisce “la linea d’ombra”.
Una linea dove tutto si ferma, l’assenza di vento paralizza le vele e l’impotenza ti
assedia implacabile.
Questo è uno dei momenti d’ombra, perché una persona per me importante è scesa
dalla nave della mia vita e mi precede verso l’orizzonte. Malessere che condivo con
la mia famiglia, in cui Giorgio detiene un posto di notevole spessore affettivo e di
stima che gli ha meritato il ruolo di mentore di Elisabetta, nostra figlia, guidata da lui
con docile autorevolezza sulla strada della crescita professionale con l’acutezza di un
maestro che ha individuato il discepolo per l’oggi e il domani.
Giorgio Maria Bressa: uno dei testimoni dei primi passi che muoveva il nostro
istituto nel suo crescere verso lo status accademico.
Con l’entusiasmo che lo contraddistingueva Giorgio, grazie ad un altro docente, si
presentò e si mise a disposizione… comprendendo da subito che da noi poteva
trovare l’impegno e la soddisfazione del nuovo, del partire per crescere, mettendosi
in gioco, azzardando nuove strade, ricevendo la scarna ricompensa dei pionieri.
Il gioco preferito, appunto, da Giorgio: l’azzardo, la scoperta pur senza ingenuità o
superficialmente, pronto alla novità e al confronto.
Comunque la preparazione e la solidità scientifica, Giorgio la garantiva col suo
amore appassionato per la ricerca, lo studio, la lettura e l’abbonante spirito critico.
In molti lo consideravano intelligente, intuitivo, colto.
Infatti, non amava l’abitudine, la sciatteria culturale così come aborriva la stupidità
eletta a sistema.
Armato di rude schiettezza, eredità della sua terra, sceglieva più il conflitto che la
mediazione in campo culturale: ne sono testimoni i dibattiti fra colleghi durante i
pasti consumati in comune. Ma non è mai stato vittima dell’arroganza, bensì
dell’impulsività, pronto però, a rientrare nei ranghi… prima o poi.
Affabulatore consumato mi ammaliava e seduceva gli studenti: era impossibile
disertare le sue lezioni o le sue conferenze, potevi andare in astinenza!
I suoi esami: autentiche emozioni!
Amavo quei momenti e quelle occasioni nelle quali ci lasciavamo andare a
chiacchierate senza confini su argomenti di comune interesse scientifico o
professionale e sentivo di imparare tanto!
Occasioni che davano luogo talvolta a sperimentazioni formative.
Da sabato mi giungono cascate di messaggi che testimoniano il valore del suo
insegnamento e il calore delle relazioni che intesseva, senza però indulgere a
stucchevolezze o patteggiamenti amicali laddove il ruolo docente doveva censurare
comportamenti o concetti discutibili o fuori luogo o impreparazioni colpevoli.
Ci siamo conosciuti alla Quercia, in Viterbo, dove abbiamo scoperto di condividere
radici comuni in quanto da giovanissimo, con suo padre, di cui conservava memoria
potente, aveva conosciuto e frequentato don Mario Picchi e la realtà del Centro
Italiano di solidarietà, da cui è gemmato anche il nostro Istituto, quale scuola di
formazione.
In effetti, quella di Giorgio è stata una vita ricca: un palcoscenico di persone, studi e
progetti, anche di stampo internazionale, che lo hanno impegnato anche con
sacrificio. Esperienze che lo hanno arricchito e forgiato la sua solida identità
professionale, della quale offrono testimonianza le sue numerose pubblicazioni
divulgative e scientifiche.
Talvolta ne è uscito anche deluso e ferito, non trovando risposte accoglienti e
disponibilità.
Una collega, memore di numerosi scontri seppur incruenti, l’ha definito
argutamente un uomo rude ricco di tenerezza; in effetti cordialità e generosità,
custodivano un’alta sensibilità e un cuore di adolescente, nel contempo fragile e
ricco negli affetti, segnata da cicatrici di orfanità.
Caro Giorgio, amico sopra le righe, mi lasci, anzi ci lasci, dunque in una zona
d’ombra, in obbedienza alle spietate regole della vita, ma insieme al dolore rimane,
fortunatamente, tutto ciò che hai condiviso con noi e la tua ricca umanità, la
consapevolezza che una grande mente deve accompagnarsi ad un grande cuore per
poter reggere l’imperfezione che ci rende unici e accettabili, nonché il dovere di
continuare a studiare “la macchina” umana, nella sua plasticità.
La perfezione sarebbe comunque insopportabile e ti renderebbe antipatico.
Accogli il nostro abbraccio e la Sapienza divina, grande architetto della creazione,
premi la tua dedizione alla conoscenza, al servizio dell’uomo.

 

Prof. Nicolò A. Pisanu

Il saluto dell’Istituto al Prof. Giorgio Maria Bressa ultima modifica: 2022-02-08T19:38:16+00:00 da Segreteria Ipu